• Vittorio A. Dublino

NELLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: UN PENSIERO GUIDATO DA UNA RIVOLUZIONE CULTURALE

Inizia a diventare chiaro che la contrazione economica è strutturale al radicale cambiamento verso cui la società sta andando. Un nuovo pensiero, si esprime nell’elaborazione di intuizioni frutto di una visione d’insieme (che qualcuno chiama approccio olistico) al Sistema Uomo in rapporto con gli Altri e l’Ambiente, si diffonde tra molti (sempre più numerosi) studiosi l’elaborazione di nuove teorie sviluppate non settorialmente, ma con metodologie d’indagine multidisciplinare. Il risultato è che le teorie di Sociologi, Economisti, Cognitivisti, Antropologi e Filosofi, Neuroscienziati convergono per cercare spiegazioni e definire soluzioni ai problemi che influenzano ed attanagliano l’Uomo nella società post-moderna.


Ci stiamo accorgendo che stiamo vivendo (nel)la storia di una nuova Rivoluzione industriale, che sta modellando un modello emergente di Società, in cui le teorie economiche fondate sulla visione di Adam Smith sembrano non aver più senso; qualunque nome gli si voglia dare a questo modello (agli esperti, a seconda della loro specializzazione, piace definirla in modi diversi, ma con significti sostanzialmente uguali: “Società dell’Informazione”; “Era dell’Accesso”; “Società della Conoscenza”; “Era della Collaborazione”; …) questo caratterizza, ancora una volta, un periodo della ”Storia dell’Umanità” che vede profonde trasformazioni dovute a nuovi progressi tecnologici, che “producono” nuove consapevolezze e generano “nuove coscienze collettive”. Nella storia dell’Umanità i progressi tecnologici sono sempre stati causa di profondi cambiamenti, e di conseguenti sconvolgimenti politici, economici e sociali.


L’attuale periodo di progresso vede le sue origini soprattutto nel cosiddetto 1° mondo; con cause riconducibili, soprattutto, alla crescita, allo sviluppo e all’accumulo delle conoscenze scientifiche avviate nel contesto militare delle guerre mondiali e successivamente in quello della guerra fredda.

Il suo sviluppo, si accelera con l’avvio del “progresso tecnologico dei microchip”, e, segnando il passaggio dall’analogico al digitale, si esplicita nella nostra vita lavorativa, culturale e sociale con i rispettivi fenomeni, cosiddetti: di “Convergenza digitale”e di “Cultura digitale” che insieme facilitano l’avvento, appunto, della “Società dell’Informazione”. Senza soluzione di continuità con la precedente III Rivoluzione iniziata nella seconda metà del XX secolo, stiamo vivendo da circa 30 anni nella IV Rivoluzione industriale, che investe l’Umanità a livello globale.

Il progresso tecnologico che ha indotto la I e II rivoluzione industriale, ha visto il parallelo sviluppo di teorie economiche che si sono basate sulle leggi della fisica di Newton, alle quali i pensatori dell’epoca si rifacevano per costruire modelli correlati ai vari aspetti dell’esistenza dell’Uomo, innescando riflessioni che hanno portato a pensare che anche l’economia potesse essere spiegata con i modelli matematici.


Ma come visto in precedenza, ci stiamo accorgendo che questi modelli, oggi, sono obsoleti. Perchè non tengono conto del comportamento dell’Uomo: “Animale sociale”; del “trascorrere del tempo”, della “irreversibilità degli eventi” su scala umana.


Dopo 200 anni dalla I rivoluzione industriale ancora in molti pensavano che le risorse della Terra fossero infinite e che i comportamenti dell’Uomo fossero solo razionali. Ci sono voluti altri 80 anni affinchè, nel 1992, Gary Becker fosse insignito del premio Nobel all’economia “per aver introdotto nel dominio dell’analisi microeconomica un’ampia gamma di fattori comportamentali e sociali dell’Uomo non strettamente correlati alle tradizionali regole di mercato. Dopo un decennio un altro scienziato ha sancito questo concetto: George Akerlof, lavorando nella traccia delle teorie di Becker, è stato insignito nel 2001 del premio Nobel per il suoi studi sulle “asimmetrie informative nei mercati”, che introduce all’Economia comportamentale. Akerlof ha introdotto il concetto di Economia dell’Identità, con cui si teorizza un nuovo modello di funzionamento dell’economia.

Questo nuova visione stravolge le teorie neo-classiche che descrivono una economia fondata sulla sola analisi matematica, che tende a modellizzare i processi in maniera astratta trascurando i comportamenti degli esseri umani. Akerlof (e gli studiosi della “Corrente Economica Comportamentale) con le loro teorie riportano “con i piedi sulla Terra, e in contesti storici e sociali determinati, il comportamento economico dell’Uomo”. Spiega Akerlof: “la nostra identità definisce chi siamo e ciò che vorremmo essere.


E se questo desiderio non si realizza andiamo incontro all’infelicità. E non è solo una questione di soldi, così come non è una questione che riguarda solo le persone singole. Anche le aziende funzionano male se all’attesa non corrisponde una adeguata risposta. Proprio per questa ragione uno degli obiettivi delle aziende è trasformare gli outsider in insider, ovvero persone che condividono la filosofia di fondo e fanno squadra”.


Questa visione innovativa dell’economia che guida e governa lo sviluppo sociale e culturale dei popoli, sta aprendo la strada anche ad un ripensamento sul valore di alcuni concetti strategici, fino ad ora in uso, afferenti ad altre discipline applicate, tra cui le scienze sociali e quelle politiche.


La crisi in atto, vissuta dalle generazioni nate nel dopoguerra, che si caratterizzano per un agire di vita professionale, culturale e sociale guidato da un pensiero che si è formato secondo questi schemi obsoleti, evidenzia la necessità di facilitare la transizione del “pensiero verso i nuovi schemi” attraverso una radicale Rivoluzione Culturale.


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estratto da “ANTROPOLOGIA CULTURALE & BUSINESS” ANTROPOLOGIA APPLICATA & COMPETENZE CROSS-CULTURALI (3C) NELLO SCENARIO PLANNING STRATEGY & LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE

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