• Vittorio A. Dublino

Il denaro digitale potrebbe essere la rovina delle nuove generazioni

La Società senza Contanti e l’Astrazione Finanziaria

La Società senza Contanti definisce uno stato economico in base al quale le transazioni finanziarie non vengono condotte con denaro sotto forma di banconote o monete fisiche, piuttosto attraverso il trasferimento di informazioni digitali che costituiscono la rappresentazione elettronica del denaro scambiato tra le parti che effettuano le transazioni.

Il 1° luglio sono entrate in vigore ulteriori restrizioni per l’uso del contante. Da alcuni mesi il dibattito politico italiano si è aperto sull’uso limitato del denaro liquido a vantaggio dei pagamenti digitali.

I decisori politici presumono che questo vincolo rappresenti non solo un ‘vantaggio sociale’, quale efficace strumento di contrasto all’evasione fiscale e al riciclaggio di denaro nel nostro Paese, ma anche lo strumento potenzialmente preferito dagli utenti, facilitando, così, la ripresa dei consumi. Nuove norme vorranno imporre l’obbligo degli strumenti elettronici di pagamento, penalizzando quelli con denaro reale.

A supportare l’idea di una società cashless fa eco la roboante voce di sedicenti esperti del mondo tecnologico ed economico che, a loro volta, predicano l’introduzione di programmi di incentivazione dei pagamenti digitali.

Tuttavia, altri specialisti richiamano l’attenzione sui possibili effetti collaterali o sui rischi causati dall’introduzione della finanza digitale di massa. Costoro studiano i fenomeni correlati all’incontrollata diffusione della cultura digitale nella finanza senza l’elaborazione e l’applicazione di adeguate politiche culturali utili ed indispensabili alla formazione di un futuro cittadino digitale che sia effettivamente consapevole dei pericoli e capace di contrastarli efficacemente.

Se è vero che classi di cittadini più abbienti e culturalmente predisposti trovano molto utili i servizi finanziari e di pagamento digitale, ritenendosene soddisfatti, è ancora più vero che esiste una maggioranza di italiani indicati da ricerche di settore come “cittadini disagiati aperti a rischi tra cui la perdita finanziaria”.

Possono incorrere in tali pericoli i consumatori a basso reddito e i meno pratici che possiamo individuare sia tra gli anziani immigrati che tra i giovani nativi digitali, per i quali il fenomeno di Astrazione finanziaria può sicuramente accentuare la possibilità di perdite economiche.

Secondo alcuni, la massiccia diffusione degli strumenti finanziari digitali, della moneta virtuale a svantaggio dell’uso di quella reale, potrebbe rappresentare addirittura la rovina di molti cittadini delle future generazioni. Iniziano ora ad essere divulgati i primi risultati di ricerche psicologiche e sociali in tale campo.

La virtualizzazione dei pagamenti con denaro digitale attraverso i consueti sistemi di pagamento, carte di credito e di debito, che si accentua con l’evoluzione in sistemi digitali quali, ad esempio, il contactless, il pagamento mobile, PayPal, sembra sia la causa principale dei fenomeni di astrazione che insorgono nei giovanissimi in maniera inconsapevole per i loro genitori.

Tuttavia, il dibattito condotto da tanti esperti e politici sembra non voler prendere affatto in considerazione tale allarme. Molti non riescono a rendersi pienamente consapevoli dei successivi rischi, abbagliati dallo splendore delle potenzialità del digitale, viste esclusivamente per le loro peculiarità tecnologiche, così come narrate dalle aristocrazie tecnologiche, ma non per i futuri risvolti sociali in una visione guidata da quel concetto di Umanesimo digitale che l’attuale Presidente del Consiglio fece proprio nel suo discorso d’insediamento.

Che cosa è l’astrazione finanziaria? È il concetto per il quale il denaro diventa una idea, meno tangibile e più astratta, cambiando il modo in cui interagiamo con la moneta e, più in generale, con la nostra finanza quotidiana.

I bambini di oggi, i nativi digitali, quelli nati nel nuovo secolo, vivono in un mondo in cui il denaro non sembra reale è come un’illusione, ma dalle conseguenze, ovviamente, reali!

Nel mondo globalizzato l’economia mondiale gestisce denaro reale solo per il 4%, il restante 96% è digitale. Già abbiamo spinto i millenial, i nati tra il 1980 e il 2000, in un mondo che oggi fa percepire loro un ‘futuro bruciato’.

Forbes riporta:

Nel 2020 il debito studentesco ha raggiunto la cifra record di 1.3 trilioni di dollari.

Per fortuna in Italia, anche con questa tragedia, il diritto allo studio non investe in maniera significativa i nostri giovani. Ma se non ci attrezziamo per contrastare il pericolo rappresentato dall’astrazione finanziaria, le prossime generazioni di tutte le nazioni occidentali ne saranno travolte.

Oggi ho avuto una lunga conversazione in chat con mia sorella sui suoi due figli, di 9 e 13 anni, apparentemente affetti dalla ‘sindrome di connessione’.

Come faccio a staccarli da questi social? Non so più che fare!

Ho cercato di spiegarle che lei per prima deve informarsi per capire le cause del problema e dotarsi di appropriati strumenti culturali per educarli a vivere nella società digitale.

L’errore del nativo digitale. Viviamo nell’era del nativo digitale’, o così tanti ci farebbero credere. Ma cosa significa veramente il termine? Qualcuno può davvero acquisire abilità digitali in modo intuitivo? Questo significa che non è necessario cercare di insegnare ai giovani come usare i computer? London School of Economics e delle Scienze Politiche

Ho iniziato a suggerirle di approfondire conoscenza su alcune teorie circa le ‘influenze sociali’, come ad esempio quelle dello psicologo sociale Stanley Milgram, oppure quelle relative alla ‘cognizione morale’ del neuroscienziato, psicologo e filosofo sperimentale Joshua Greene.

Milgram, nella sua ‘Teoria del conformismo’ basata sugli esperimenti di conformità di Solomon Asch, descrive la relazione fondamentale tra il gruppo di riferimento e la singola persona. Un soggetto che non ha né la capacità né la competenza per prendere decisioni, specialmente in caso di crisi, lascerà i processi decisionali al gruppo e alla sua gerarchia. Il gruppo, in questo senso, rappresenterebbe il modello comportamentale dell’individuo.

Sempre Milgram, con la ‘Teoria dello stato agentivo’ assume che:

L’essenza dell’obbedienza consiste nel fatto che una persona viene a considerarsi come lo strumento per realizzare i desideri di un’altra persona, e quindi non si considera più responsabile delle sue azioni. Una volta che questo cambiamento critico del punto di vista si è verificato nella persona, seguono tutte le caratteristiche essenziali dell’obbedienza. 

Greene, invece, si sofferma sui processi cognitivi morali cioè sulla modalità attraverso cui le persone decidono cosa sia ‘giusto o sbagliato’ e su ‘quando e come siamo d’accordo con qualcosa’, studiando i meccanismi del pensiero morale, in una visione tesa al miglioramento delle scelte che compiamo come individui e come società.

“Le macchine contengono il potenziale sia per la schiavitù che per la liberazione”, le nuove tecnologie sono le macchine, quegli “artefatti cognitivi esterni alla mente e al corpo in grado di costruire nuovi saperi e nu