Soft power, Placement Culturale  & Diplomazia culturale 

Nell'attuale Era dell'Informazione globale, il successo di una Nazione spesso non dipende da quale esercito vinca, ma da quale Storia sia vincente ...

questa è l’affermazione di John Arquilla, scienziato politico, accademico americano nelle Relazioni Internazionali, è analista componente del gruppo di ricerca della nota RAND, è stato assistente alla Difesa degli Stati uniti nell’elaborazione delle strategie dell'Informazione Internazionale.

Questo concetto è spesso ripreso da Joseph Nye (l’accademico, scienziato sociale che ha codificato il concetto di potere morbido\soft power) che trasmette chiaramente l’idea di utilità del Soft Power e l'importanza di riuscire a comunicare efficacemente una narrativa vincente, nel caso delle relazioni internazionali,  a livello globale.

 

Esercitare un potere morbido sembra un principio abbastanza semplice da seguire, ma attuare una strategia soft power efficace non è così semplice.

 

Il potere è diventato più diffuso, spostandosi negli ultimi decenni non solo dall’Occidente all’Oriente, ma anche lontano dai Governi, poiché giocano nell’arena del Potere più attori non più solo statali in ruoli più ampi nel guidare gli Affari globali.

L'accelerazione verso una maggiore l'interdipendenza è guidata dalle forze gemelle della Globalizzazione e della Rivoluzione digitale. Queste due forze, insieme, hanno avvicinato il Mondo, aumentando i flussi internazionali di commercio, di capitali, di persone, di culture, dell’educazione e dell’informazione.

 

Questa maggiore interdipendenza ha creato sia sfide che opportunità.

 

Quando nel 1790 la rivoluzionaria Repubblica francese istituì il Louvre, il pittore ed appassionato rivoluzionario Jacques-Louis David ne descrisse lo scopo: "Il museo deve dimostrare le grandi ricchezze della nazione... la Francia, deve estendere la sua gloria attraverso i secoli ed a tutti i popoli: il museo nazionale ... sarà l'ammirazione dell'universo.”

 

Oggi, quella stessa missione ha assunto una nuova urgenza in un panorama diplomatico dove il potere culturale conta più che mai.

Come è ormai consolidato tra gli addetti i lavori, il soft power è l'abilità di attori sia statali che non statali per portare ai pubblici nazionali ed internazionali una attrazione positiva, evitando di dover usare molti strumenti tradizionali propri delle politiche di coercizione. Le strategie di soft power cercano di fare leva sul disegno di risorse più organiche ed accettabili.

 

Questa caratteristica del soft power è ciò che in un rapporto del King's College di Londra è stata  etichettata come distinzione: la capacità dei paesi di differenziarsi.

L'enorme potenziale politico del soft power è oggi sempre più sfruttato dalle potenze internazionali per distinguersi sulla scena mondiale. Le istituzioni culturali non si limitano ad esercitare il soft power, ma promuovono in egual modo la diplomazia culturale attraverso sensibilizzazione, scambio di conoscenze e leadership creativa.

 

Gli scambi culturali da sempre sono stati impiegati nell'arte della politica, informando i pubblici stranieri nel mondo al di là dei confini di una nazione. Ancora oggi, rimangono di grande importanza come mezzo per promuovere la pace e la reciproca comprensione pur sostenendo gli obiettivi di politica estera. La maggior parte delle nazioni hanno dedicato risorse sostanziali e dedicato considerevoli sforzi per lo sviluppo di programmi di scambio culturale sponsorizzati dallo Stato insieme a programmi creati da organizzazioni non governative e da portatori di interessi particolari.

 

E’ stato definito un quadro concettuale per individuare e stimare come lo scambio programmi culturali abbiamo un impatto sulle comunità locali. Per comunità locale, si intende un cluster composto da tutti i diversi gruppi, organizzazioni ed individui che interagiscono come partecipanti allo scambio culturale. Questa definizione è ampia e include volontari,  giovani (studenti dell'istruzione media e superiore), leader di comunità, imprese ed aziende, associazioni professionali e sindacali, comunità di immigrati, organizzazioni di advocacy, centri artistici e culturali, di sviluppo economico ed enti commerciali, le agenzie governative locali, i media e i giornalisti, etc. etc.

 

Per impatto sulle comunità locali si intende la creazione di capitale o l’approvvigionamento di risorse che consentano alla comunità di fare qualcosa di meglio, ottenere oggettivi risultati organizzativi e comunitari. La revisione dell'esistente letteratura sul Capitale comunitario riferito alla creazione di scambio e mediazione culturale, sono state definite cinque categorie di capitale su cui possono incidere i programmi:

 

  • Capitale di conoscenza: che consente di essere meglio informati sugli altri paesi e gli affari internazionali. Questo impatto sulla conoscenza è manifestato nelle comunità locali imparando di più sul paese e la cultura dei visitatori internazionali oltre ad approfondire la comprensione della politica estera del paese.

  • Capitale culturale: che consente di sviluppare l'alfabetizzazione culturale, l’empatia, una capacità di comunicazione interculturale efficace, l’apprezzamento della diversità e lo sviluppo di una mentalità globale.

  • Capitale sociale: che consente la connessione sociale a grandi reti di connettività internazionale e locale. Attraverso la partecipazione, individui ed organizzazioni formano connessioni sociali che offrono opportunità di collaborazione stringendo legami più stretti con altri individui e organizzazioni all'interno della comunità locale che possono essere sfruttate per esigenze locali a loro volta connesse con reti internazionali per affinità elettive.

  • Capitale civico: che consente di sviluppare lo spirito civico, il volontariato, il valore del contributo alla comunità e lo spirito d’appartenenza alla Comunità.

  • Capitale economico: che consente di sviluppare connessioni di business e sviluppare opportunità per incrementare e migliorare la forza lavoro locale attraverso lo sviluppo delle capacità professionali. Attraverso l'esposizione e la conseguente conoscenza di culture diverse, professionisti ed imprenditori locali acquisiscono nuove esperienze ed amplificano intuizioni, associando la formazione formale a conoscenze informali per lo sviluppo di attività commerciali interculturali.

 

Dunque, possiamo affermare che l’elaborazione di una strategia soft power sia utile non solo per accrescere il vantaggio competitivo di una nazione incrementando la sua percezione positiva a livello internazionale, ma anche per affinare le capacità propriocettive della Comunità facilitando l’incremento di valore della nazione impegnata nella strategia.

"La Diplomazia Culturale può essere descritta come quel corso di azioni, che si basano (ed utilizzano) lo scambio di idee, di valori, di tradizioni e di altri aspetti della cultura o delle identità di una comunità territoriale. Più in generale, lo scopo di queste azioni - riconducendole al macro-livello di una nazione - è il rafforzamento di inter-relazioni sovranazionali finalizzate alla costruzione di quelle cooperazioni socio-culturali tese a rafforzare a livello globale la leadership di una nazione promuovendone indirettamente gli interessi nazionali" La Diplomazia Culturale può essere praticata sia dal settore pubblico e della società civile, che dal settore privato".

La Diplomazia tra le Culture esiste come pratica da secoli; oggi non è più relegata nella periferia della disciplina delle relazioni internazionali; diventando un vibrante ed innovativo campo di studio accademico di ricerca, si afferma con successo sia come disciplina teorica che come pratica diplomatica a se stante.n Sebbene sia stato solo di recente istituito il termine "Diplomazia Culturale", la prova della sua effettiva pratica nel corso dei secoli può essere evidenziata dallo studio della Storia dell’Uomo, confermando che questa esiste da secoli. Esploratori, viaggiatori, commercianti, insegnanti ed artisti che hanno portato la loro Cultura in giro per il globo possono essere tutti considerati esempi di "Ambasciatori informali" o primi "diplomatici culturali". Tali deliberati sforzi di scambio culturale possono essere classificati come dei primi esempi di diplomazia culturale. In effetti, ogni persona che interagisce con culture diverse, (oggi come in passato), facilita una forma di scambio culturale, che può avvenire in svariati campi, quali: l'arte, lo sport, la letteratura, la musica, la scienza, Economia e oltre. Attraverso l'interazione tra i popoli, lo scambio della lingua, delle idee, delle arti, la conoscenza delle religioni  e delle strutture sociali hanno costantemente migliorato le relazioni tra i gruppi divergenti.

La Diplomazia Culturale in pratica (Diplomazia Culturale Applicata) è l'applicazione attraverso l'attuazione della teoria della Diplomazia Culturale, e comprende tutti i modelli che sono stati praticati nel corso della storia da parte dei singoli, di comunità, dagli Stati o dagli attori istituzionali al fine di facilitare e migliorare le relazioni e la collaborazione tra culture più disparate. Questi modelli includono i diversi programmi di scambio culturale attuati da delegazioni internazionali (ad esempio, gli ambasciatori del jazz americano) o le competizioni sportive, come anche grandi eventi come le esposizioni internazionali. Tali modelli sono in grado di influenzare il dialogo inter-culturale o inter-religioso e promuovere la riconciliazione. In un mondo sempre più globalizzato, interdipendente, in cui la proliferazione delle tecnologie di comunicazione di massa, più che mai, ci assicura che tutti noi abbiamo sempre maggiori possibilità di accesso gli uni agli altri, l’importanza della Diplomazia Culturale è fondamentale per promuovere la pace e la stabilità in tutto il mondo.

La Diplomazia Culturale, quando si impara ad applicarla a tutti i livelli, possiede la capacità, unica,  di influenzare la "Opinione Pubblica Globale" e le percezioni ideologiche di individui, di comunità, di culture,  o di intere nazioni, che possono accelerare la realizzazione dei 5 principi sottostanti, in un processo in cui la realizzazione del primo principio, di conseguenza attiva il secondo, che a sua volta permette l’attivazione del terzo fino al raggiungimento del quinto ed ultimo principio, quello di pace e stabilità globale. I principi sono:

  • Il rispetto e il riconoscimento delle diversità culturali e dei Patrimoni Culturali

  • Il Dialogo interculturale globale

  • Giustizia, uguaglianza e interdipendenza socio-culturale

  • La salvaguardia internazionale dei Diritti dell'Uomo

  • Ricerca della Pace Globale e Stabilità

Quando la Diplomazia Culturale si trasforma da strumento finalizzato al dialogo inter-culturale\inter-religioso (per promuovere la riconciliazione)  a strumento usato dai Governi per influenzare Culture diverse (con lo scopo di assurgere ad una leadership Culturale) questo diventa Soft Power

Nel settore pubblico l’approccio alle relazioni regionali e internazionali può essere distinto in due forme; quella che va sotto il nome di “hard power” e quello che si chiama “soft power”, la Diplomazia Culturale è strumento del secondo.

 

E' stato il politologo Prof. Joseph S. Nye che codificò la famosa distinzione tra questi due, descrivendo  il “soft power” come: "La capacità di convincere per influenzare attraverso la cultura su valori ed idee , al contrario del “hard power”, che conquista e costringe con la forza militare". Mentre l'approccio “hard power” è stato, storicamente, la politica favorita dai governi nella conduzione delle relazioni internazionali e regionali, il nuovo stato del mondo, sempre più interconnesso, evidenzia la necessità di una cooperazione su un nuovo livello. Questo è il ruolo del “Soft Power”, come forma di Diplomazia Culturale che diventa significativa nella relazioni tra i popoli.

 

E’ su questa base di principio che  la Diplomazia Culturale non riveste un ruolo secondario nei confronti della Diplomazia Politica o Economica, ma piuttosto funziona come una componente intrinseca e necessaria ai processi Diplomatici.

 

La Diplomazia Culturale assume un ruolo significativo non solo nelle relazioni tra gli Stati, ma anche tra i Privati.

Con la globalizzazione degli scambi commerciali  ​l'evoluzione verso pratiche commerciali più socialmente responsabili prende sempre maggiore slancio

La capacità di comprendere ed abbracciare i diversi valori e le esigenze di culture e di società diverse diventa sempre più importante per sviluppare gli scambi. Sono evidentemente molte le ragioni per le quali si fa impellente il bisogno di essere consapevoli delle differenze tra le Culture nei loro processi strategico decisionali, adottando modelli di Diplomazia Culturale nel loro ordine del giorno.

Nell'era della crescente consapevolezza sociale, le aziende  (o le organizzazioni sociali e/o politiche), che definiscono piani di comunicazione di marketing culturalmente sensibili, potranno godere di una opinione pubblica positiva, consolidando una buona immagine, quindi raggiungere  risultati finanziari (o obiettivi sociali/politici) migliori.

 

Chi cerca l'espansione delle sue attività all'estero, incontrerà minori problemi se sarà  in grado di condurre ricerche per l’analisi dell’eventuale “sconto culturale” delle  sue strategie, ed agire secondo le differenze culturali del paese/cultura ospitante.

 

In un momento della Storia dove l’immigrazione assume incidenza significativa,  le organizzazioni con un focus nazionale devono affrontare la sfida consapevoli delle differenze culturali dei loro “nuovi interlocutori” garantendosi di essere in grado di essere sensibili alle emergenti minoranze culturali nazionali.

La definizione e l’attuazione delle moderne strategie di Diplomazia Culturale si elaborano attraverso un approccio di studio e di analisi multidisciplinare, investendo aree di expertise quali, ad esempio: l’Antropologia Culturale Applicata (Applied Anthropology), le Scienze della Comunicazione e le Scienze Cognitive, l’Economia politica, la Sociologia ed il Marketing sociale

sezione in progress continuo